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Carmen

CARMEN

libretto Henri Meilhac e Ludovic Halèvy

musica Georges Bizet

direttore Carlo Palleschi

Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele

Coro Lirico “Francesco Cilea”

Coro di Voci Bianche “Bianco Suono”

 coreografie Simona Bucci

luci Fiammetta Baldiserri

scene Luca Gobbi

costumi Patrizia Chericoni

regista assistente Gisella Gobbi

regia Sergio Rubini

coproduzione: Fondazione Teatro Coccia di Novara – Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina

 

Carmen: l’opera dello scandalo
Il 3 marzo 1875 all’Opéra-Comique di Parigi andò in scena Carmen: un’opera che rompeva la tradizione del genere e che dovette misurarsi con un pubblico alquanto impreparato. Infatti portava in scena un soggetto giudicato immorale, e una musica altrettanto controcorrente. La fredda reazione degli spettatori rappresentò una grande delusione per l’autore, quel Georges Bizet che in passato i più illustri musicisti francesi avevano apprezzato e lodato. L’insuccesso di quest’opera gli fu fatale, tanto da contribuire alla sua morte, avvenuta tre mesi esatti dopo la prima di Carmen.
Il soggetto era stato preso da una novella di Prosper Mérimée ed adattato per la scena dai librettisti Halévy e Meilhac. Era un’opera del genere comique, cioè con recitativi parlati alternati alle parti musicali.
La composizione vide Bizet impegnato con entusiasmo sin dal 1872, nonostante in quell’anno i suoi lavori intitolati L’Arlésienne e Djamileh fossero stati un clamoroso insuccesso. Scrisse la musica del primo atto tra quell’anno e l’estate dell’anno seguente.
Già in quel periodo cominciavano ad emergere le molte incomprensioni che Bizet avrebbe avuto con l’Opéra-Comique a causa di Carmen. Decise allora di accettare la proposta di scrivere la musica per il Don Rodrigue, da mettere in scena sempre nello stesso teatro. Purtroppo il 28 ottobre 1873 un incendio distrusse l’edificio e l’opera non fu rappresentata. Dopo questa fatica mal ripagata, il compositore scrisse un’Ouverture da concerto, Patrie, che fu accolta con favore.
Naturalmente questa serie di fatti ritardò la nascita di Carmen che giaceva ancora incompleta. Le prove erano già state fissate, ma dovettero essere rimandate dal dicembre 1873 all’agosto 1874, con la prima fissata per ottobre. Nel frattempo, il musicista fu colpito da un attacco d’angina che lo convinse a ritirarsi nella sua residenza di campagna a Bougival sulla Senna. Qui, nell’estate del 1874 terminò la stesura della sua opera più famosa e impiegò poi altri due mesi per orchestrarla. Di conseguenza la prima rappresentazione fu ulteriormente rimandata.
Un fattore di ritardo fu inoltre la difficoltà di trovare una cantante disposta a vestire i panni della sensuale Carmen. Nel dicembre 1874 finalmente Célestine Galli Marié accettò il ruolo. Un ulteriore ostacolo fu l’ostilità di De Leuven, co-direttore dell’Opéra assieme a Du Locle. Mentre quest’ultimo era legato a Bizet anche da un rapporto di amicizia e cercava di favorirne il lavoro, il suo collaboratore trovava orribile la scelta del soggetto e non approvava assolutamente che andasse in scena all’Opéra-Comique, nota per la sua rispettabilità borghese.
Le prove durarono quasi cinque mesi. Furono estremamente impegnative per tutta una serie di impedimenti che Bizet si ritrovò ad affrontare. Il coro si lamentava per le difficoltà sceniche e vocali della sua parte; Du Locle e i librettisti tentarono di convincere l’autore a modificare alcune scene o addirittura ad effettuare dei tagli.
Cercarono inoltre di limitare il realismo dell’esecuzione dei cantanti, poiché temevano che il pubblico ne sarebbe stato scioccato. Bizet non si fece influenzare dalle pressioni che volevano censurare il suo lavoro e apportò delle modifiche a Carmen unicamente secondo il proprio giudizio.
Arrivò il giorno della prima e il destino volle che quella mattina Bizet fosse nominato Cavaliere della Legion d’onore. La sera Carmen andò in scena con un esito disastroso.
Pur guadagnando lentamente un maggior numero di spettatori nelle repliche successive, non ottenne i riconoscimenti attesi dal suo autore. Egli non avrebbe certo potuto immaginare che nell’autunno 1875, a Vienna, la sua opera sarebbe divenuta un successo mondiale. Per quell’edizione Ernest Giraud, da sempre amico di Bizet, compose la musica per i recitativi che nella versione originale erano parlati: Carmen divenne così un grand-opéra, e come tale viene applaudita oggi.
Visto il crescente entusiasmo per un’opera che solo qualche anno prima era stata ignorata perché ritenuta immorale, nel 1883 il capolavoro di Bizet tornò nel teatro dove era nata. Ormai la strada per la sua rivalutazione era spianata. Carmen si è conquistata il successo che a Bizet era stato negato, e oggi è applaudita nei maggiori teatri di tutto il mondo.

 

SINOPSI

La vicenda si svolge in Spagna a metà del secolo XIX.

ATTO I
Una piazza di Siviglia; sul fondo si trovano la manifattura dei tabacchi e la caserma. Fra una folla che gremisce la piazza di Siviglia, si fa strada una giovane. E’ Micaela, fidanzata di Don Josè che s’avvicina alle guardie per parlare con il suo innamorato. Il brigadiere Morales la invita ad attendere, ma lei gentilmente rifiuta: tornerà al prossimo cambio della guardia che le note di una marcia militare annunciano ormai vicino. Sfila il nuovo plotone dove si trova Don Josè, il quale confessa al capitano Zuniga di non provare alcun interesse per le gaie sigaraie, perché ama la sua dolce Micaela. I tocchi di una campana segnalano l’uscita delle sigaraie, attese da un gruppo di giovani. Ed ecco Carmen la bella gitana, che, adocchiato Don Josè, avanza spavaldamente cantando.
Accortasi dell’indifferenza del dragone, la sigaraia danza una vorticosa “habanera” in segno di sfida e gli getta sul viso un fiore rosso. Frattanto Micaela gli reca notizie della madre lontana, dicendogli che lascerà la città per raggiungerla, ma gli promette di tornare. Quando la ragazza se n’è andata, Don Josè trae dal petto il fiore per gettarlo via, ma lo interrompe un alterco che viene dalla fabbrica. Carmen si è buttata in una nuova rissa ed ha sfregiato col coltello una sigaraia. Don Josè, incaricato di sedare il tumulto, deve arrestare Carmen. Con raffinata civetteria, la gitana lo fa cadere nelle sue maglie, riuscendo così a fuggire.

ATTO II
Presso l’osteria di Lillas Pastia.
L’osteria di Lillas Pastia è un covo di contrabbandieri, ma è frequentata anche da ufficiali, soldati e gitani. Carmen, con le amiche Mercedes e Frasquita, canta e danza fra un gruppo di dragoni. Suo più fervido ammiratore è il capitano Zuniga. All’osteria arriva pure il torero Escamillo, vincitore della corrida di Granada, il quale è subito avvinto dal fascino di Carmen. Mentre l’oste sta per chiudere, entrano il Dancairo e il Remendado, entrambi contrabbandieri che si servono della gitana per i loro traffici. Questa volta, però, Carmen rifiuta: vuole attendere Don Josè che è stato arrestato per averla lasciata fuggire. Appena liberato dagli arresti, infatti, egli accorre alla locanda per rivedere la gitana che balla per lui accompagnandosi con le nacchere. La danza è interrotta dalle note della ritirata. Ligio al suo dovere, Don Josè vorrebbe ritornare in caserma, ma Carmen glielo vieta e cerca di trattenerlo. Nel frattempo ritorna Zuniga per restare con la sigaraia. Acceso dalla gelosia, Don Josè si scatena contro il capitano. Intervengono i contrabbandieri, e Zuniga viene immobilizzato sotto la minaccia delle pistole. A Don Josè non resta quindi altra scelta: seguire Carmen e i suoi amici.

ATTO III
Nel covo dei contrabbandieri.
I contrabbandieri sono accampati tra selvaggi dirupi in un punto strategico. Don Josè e Carmen sono rimasti soli, ma il loro non è più un colloquio d’amore. La sigaraia pensa ad altre avventure e la sua indifferenza accentua la gelosia di Don Josè. Carmen legge nelle carte il proprio avvenire. Il responso è tragico: la morte, ma lei sfida ad ogni costo la sentenza del destino. Micaela, spaurita e tremante, viene a cercare Don Josè; lo chiama, ma egli non risponde. Ad un tratto si ode uno sparo: la ragazza fugge mentre appare Escamillo, scampato per poco al colpo di Don Josè. I due rivali estraggono il coltello e si affrontano. Il dragone sta per colpire il torero, ma la mano di Carmen lo ferma. Mentre Don Josè furente minaccia la sigaraia, il Remendado scorge Micaela, giunta per annunciare all’amato che sua madre moribonda vuole vederlo per l’ultima volta. Tutti lo convincono a partire: dapprima egli è incerto poi s’allontana con la ragazza.

ATTO IV
La plaza de toros a Siviglia, davanti all’arena.
È il giorno della corrida. La folla attende sulla piazza di Siviglia davanti all’Arena, acclamando il corteo dei “toreadores”, degli “aguazil”, dei “picadores”, dei “banderilleros” e l'”espada” Escamillo, che arriva assieme a Carmen. Le amiche Mercedes e Frasquita esortano la gitana a fuggire perché Don Josè la sta cercando. Carmen lo sa ma sfida il pericolo. Infatti, ecco Don Josè che si umilia davanti alla donna, pregandola di seguirlo per vivere una nuova esistenza. La vittoria di Escamillo interrompe il dialogo fattosi acceso. Carmen corre giubilante verso il torero, ma Don Josè la ferma: essa allora confessa cinica, crudele e spavalda il suo amore per il torero. Accecato da furente passione, Don Josè balza verso la donna e le affonda una lama nel cuore. Carmen cade senza vita. La folla allibita assiste alla tragica scena. Don Josè, caduto sul corpo dell’amata, la invoca nella disperazione e si lascia passivamente arrestare.

 

Programmazione

09 febbraio 2018 ore 21.00

11 febbraio 2018 ore 17.30

13 febbraio 2018 ore 21.00

 

Biglietti

Acquistabile solo al Botteghino.

 

Turnazioni Abbonati

Turno A: Venerdì ore 21.00

Turno B: Domenica ore 17.30

Fuori Abbonamento: Martedì ore 21.00