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La vedova allegra

La vedova allegra

Operetta in tre atti di Franz Lehar
su libretto di Victor Léon e Leo Stein
tratto dalla commedia “L’Attacché d’ambassade” di Henri Meilhac

 

Personaggi                                  Interpreti
Hanna Glawari                           Maria Francesca Mazzara
Danilo Danilowitsch                 Federico Veltri
Valencienne                                Manuela Cucuccio
Camillo de Rossillon                 Marco Miglietta
Mirko Zeta                                   Paolo Buffagni
Cascada                                        Alessandro Vargetto
Raoul de Saint Brioche             Riccardo Palazzo
Bogdanowitsch                           Alberto Crapanzano
Kromow                                        Davide Scigliano
Olga                                                Francesca Morabito

e con la partecipazione straordinaria di Giancarlo Ratti nel ruolo di Njegus 

Praskowia: Eleonora Minutoli, Sylviane: Stefania Campicelli; Pritschitsch: Marcello Siclari

Grisettes: Milena CalarcoMaria Antonietta Corradino, Martina Decaria, Federika Gallo, Sara Palana, Caterina Verduci  

Direttore: Giuseppe Ratti

Adattamento, regia e Luci: Victor Carlo Vitale 

Costumi: Sartoria Pipi
Coreografie e Aiuto Regista: Eugenio Dura 
Aiuto Coreografo: Silvia Di Pierro

Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele
Coro Lirico “Francesco Cilea” diretto da Bruno Tirotta

Maestro sostituto e al pianoforte: Gian Rosario Presutti
Maestri collaboratori: Francesco Maesano, Salvatore Messina, Oriana Celesti

Allestimento: Taormina Opera Stars
Produzione: Ente Autonomo Regionale Teatro di Messina

Durata: 

Si comunica agli spettatori che l’acquisto del biglietto conferirà, recandosi al botteghino del Teatro Vittorio Emanuele con il titolo acquistato, il diritto all’acquisto di un ulteriore biglietto al costo di € 3,00 nello stesso settore fino ad esaurimento dei posti disponibili.

La particolare promozione sarà valida anche per gli spettatori già in possesso del titolo d’ingresso.

 

Die lustige Witwe (titolo italiano: La vedova allegra) (The Merry Widow in inglese e La Veuve joyeuse in francese) è un’operetta in tre parti di Franz Lehár, su libretto di Victor Léon e Leo Stein, dalla commedia L’Attaché d’ambassade di Henri Meilhac (1861).
Debuttò con enorme successo al Theater an der Wien a Vienna il 30 dicembre 1905 con la boema Mizzi Günther, soprano di operetta, ed il tenore viennese Louis Treumann sotto la direzione del compositore. L’operetta è stata scritta per un’orchestra di grandi dimensioni comprendente l’Arpa ed il Glockenspiel. Dopo duecento rappresentazioni (arriveranno ad oltre quattrocento) la direzione del teatro dona a Lehár una medaglia di riconoscimento.
In Italia debutta il 27 aprile 1907 al Teatro Dal Verme di Milano nella traduzione di Ferdinando Fontana con Adrienne Telma, in arte Emma Vecla. Dopo cinquecento repliche Lehár viene in Italia appositamente a complimentarsi con lei.

Trama
L’operetta, ambientata a Parigi, parla del tentativo dell’ambasciata Pontevedrina di far sposare la ricca vedova Hanna Glavari con il conte Danilo, sua antica fiamma. Nel frattempo si sviluppa il triangolo amoroso tra il Barone Mirko Zeta, sua moglie Valencienne e Camille de Rossillon.
Hanna Glavari è rimasta presto vedova del ricchissimo banchiere di corte del piccolo stato di Pontevedro; un suo matrimonio con uno straniero provocherebbe la fuoriuscita dei milioni di dote della signora e il collasso delle casse statali. La vedova è ora a Parigi e il sovrano di Pontevedro, preoccupatissimo, incarica il proprio ambasciatore a Parigi, barone Zeta, di trovarle un marito pontevedrino.
L’ambasciatore Zeta e il suo cancelliere Niegus, cercano un candidato e lo individuano nel conte Danilo Danilovich che in passato ha interrotto una storia d’amore con Hanna su pressione della famiglia, a causa delle umili origini di lei. Cogliendo l’occasione del compleanno del sovrano, il barone Zeta organizza una festa all’ambasciata, durante la quale, con Niegus, cerca di convincere Danilo a sposare la vedova. Hanna ama ancora Danilo, tuttavia non lo vuole dimostrare e anzi cerca di ingelosirlo.
Frattanto si intreccia la storia d’amore della moglie del barone Zeta, Valencienne, con il diplomatico francese Camille de Rossillon; durante un ballo in casa Glavari, i due si appartano nel padiglione; stanno quasi per essere scoperti dal barone Zeta, quando Niegus, meno sbadato di quel che sembra, riesce a far uscire per tempo Valencienne e a sostituirla con Hanna.
Quando Hanna esce dal padiglione con Rossillon, sembra chiara la scelta del futuro marito: un parigino… Tutto sembra compromesso; Danilo è furioso e lascia la festa; Zeta non capisce se la moglie lo ha tradito o no.
Ha luogo una nuova festa in casa Glavari con tema le atmosfere e i balli di Chez Maxim’s; Danilo si consola bevendo champagne e con le famose ballerine grisettes; Hanna gli spiega però che è stato Niegus a effettuare lo scambio di persona nel padiglione per salvare Valencienne.
Dopo tante schermaglie e sofferenze, Danilo dichiara il proprio amore a Hanna, che annuncia il suo matrimonio con Danilo.

Note di regia
È inutile dire che, la trama non si tocca, stiamo parlando de “La Vedova Allegra”. Così come accade spesso con: autori, scrittori, musicisti, l’universalità e la loro capacità di creare opere sempre attuali, è riconosciuta solo ai grandi. Mi sono solo permesso, di snellire, abbreviare e sintetizzare qua e là, per cercare di ottenere un libretto più secco, compatto. E, giustappunto trattandosi di una grande opera di scrittura, l’attualità ahinoi, ci riporta alle crisi di paesi, che ciclicamente si ripetono. Se riuscissimo a vederla, così come la risolvono i grandi autori, cioè giocandoci, sbeffeggiando e con ironia e dialogo soprattutto, ottenere la soluzione, sarebbe fantastico. Fantastico è l’escamotage che usa Hanna Glavary, nel trovare il fuoco, il punto di rottura e quindi risolvere la crisi economica del Pontevedro.
Un gruppo giovane, un palcoscenico che deve avere la freschezza e la voglia di comunicare la gioia di vivere, l’atto teatrale, con grande entusiasmo. Restituendo quella che è la: tradizionalità al tempo stesso con uno sguardo a oggi. È voluta la scelta del cast, sicuramente per quanto possibile, con forze artistiche locali.
Il mondo deve, necessariamente ri-crescere, perché la crisi o dal greco (separare), deve avere una ri-soluzione, è indispensabile, fondamentale che sia l’uomo, o nel caso della Vedova allegra la signora Gravary a far rinascere, come? Con l’amore.
Ho pensato sia allora utile, coerente, rendere la messa in scena più scarna possibile, essenziale, per poi man mano che la situazione va’, via via risolvendosi, arricchirla e aggiustarla. Perché poi alla fine, i ritmi del valzer che rilascia endorfina e quindi buon umore, il can can che è gioia, le belle arie romantiche di tace il labbro: fanno sì che tutto, si aggiusti, stiamo parlando di un’operetta, e non di un dramma.

Victor Carlo Vitale

 

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Programmazione

31 maggio 2019 ore 21:00

02 giugno 2019 ore 17:30

04 giugno 2019 ore 21:00

 

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