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Il tempo della Mela

Stagione
2017/2018
Genere
Show-Off
Teatro
Laudamo

Il tempo della Mela

Tre vite dentro una rivoluzione trascorsa

liberamente tratto da “Mela” di Dacia Maraini

con Milena Bartolone, Gabriella Cacia, Elvira Ghirlanda 

luci Giovanna Verdelli

oggetti scenici Simone Di Blasi

regia Marcantonio Pinizzotto

produzione La città futura

 

Un testo del 1981 in cui Dacia Maraini attraverso la vicenda di un nucleo familiare e dietro la cornice umoristica messa in scena dalle tre protagoniste, racconta la storia dimessa di generazioni che ubbidiscono al silenzio. L’autrice si ribella senza violenza, cercando di riempirlo tramite un dono, la voce, una parola nuova, quotidiana, in grado di “spostare il conflitto dal piano dell’azione a quello della dialettica verbale”.
Anni ’80. Nella cucina di casa, nonna, figlia e nipote, provano a far convivere le proprie esistenze e ad attenuare l’impatto dello scontro tra i rispettivi fallimenti generazionali.
L’azione teatrale, tra equivoci ed eresie, si gioca quindi intorno a conflitti sclerotizzati e detonazioni latenti.  La riflessione si sposta oltre i confini familiari e approda ai meccanismi sociali, all’utopia mancata della Rivoluzione.

Riscrittura tragicomica di Mela, un testo del 1981 in cui Dacia Maraini esplora con leggerezza di mano e ritmi di farsa, il difficile mondo della convivenza femminile. Un viaggio nella famiglia, privata dai suoi elementi maschili, con le sue crudezze e le sue dolcezze, all’interno di uno spazio chiuso: la casa. Lì dove da sempre si consumano le voglie e le speranze delle donne.
Anni ’80. Sud Italia. Una cucina. Tre donne: una nonna, una madre e una figlia.
Mela è una personalità solida e definita, libera. Del suo passato di suggeritrice teatrale rimane la pragmatica volontà di vivere mettendo in scena una risoluta sfida al tempo e alla morte.
Rosaria è un’ex sessantottina, un’idealista intransigente che lavora come traduttrice e si fa integralmente carico delle esigenze materiali della famiglia.
Carmen, inesorabilmente irrisolta, si auto-definisce con lucidità: “viziata, pigra, egoista, noiosa, capricciosa”. È incapace di emanciparsi e di intessere relazioni che non siano patologiche.
L’azione teatrale, tra equivoci ed eresie, conflitti sclerotizzati e detonazioni latenti,
si gioca tutta intorno all’inadeguatezza della struttura familiare e quella dei soggetti che la compongono. I tre personaggi sono tre diversi meccanismi di funzionamento del femminile in assenza del maschile. Tre generazioni ma soprattutto tre età di miti e sconfitte, tre opzioni di sopravvivenza tramite la messa in relazione di un tempo personale e uno collettivo. La riflessione si sposta oltre i confini familiari e approda ai meccanismi sociali, all’utopia mancata di ogni Rivoluzione.
Il tempo diventa trascorso per una condizione ignota ma necessaria all’atto stesso e disperato di esserci.

Note di regia
Resistenza e sopravvivenza o altrimenti patimento e scomparsa. Questa è un’opera di un altro tempo che si consuma nello spazio destrutturato della quotidianità domestica e nel ‘tempo della Mela’. È il prodotto tragicomico del conflitto tra identità e necessità, rivoluzione e morale, pulsione e ideologia.
La scelta di un approccio critico al testo – ‘tradito’ in alcuni allestimenti recenti -paradossalmente restituisce una fedeltà che si sostanzia esattamente nell’enfatizzazione di zone presenti in esso ma spesso trascurate se non eliminate, in cui, a parer nostro, invece, sono depositate le riflessioni più produttive. L’intensificazione sia della vocazione tragica che di quella comica, trova corrispondenza necessaria in una scena costruita per sottrazione e sostituzione semiotica. La cucina è lo spazio unico di condivisione del rito d’aggregazione primario, di un gesto vitale quale il nutrirsi/nutrire. La mela è la centralità che “ha la madre di tutte le madri in questa cosmogonia”: simbolo del tradimento del primo precetto del Grande Autore, del primo atto di trasgressione, e anche del frutto che, reciso, vive, matura e semina.
All’interno dell’azione principale si animano i sogni e i ricordi di Rosaria, che aprono nella scena un varco dove dispiegare memoria e fantasticazione. L’atmosfera indistinta e rarefatta di queste narrazioni fa percepire l’azione terribilmente vicina e lontana, appartenente a un tempo assoluto contribuendo alla ricezione di Chiang Ching – l’interlocutrice evocata – come mito.
Ogni rivoluzione è figlia, creatura e dedizione di chi da viscerali profondità umane la concepisce, genera, partorisce e sostenta.
Ciò che rimane oltre ogni azione, parola, sottrazione, pur avendo le sembianze di un’iconicità dimenticata, rischia di aver senso e di dire una parte di verità oltre ogni rappresentazione.

Marcantonio Pinizzotto

 

Programmazione

Dal 31 marzo 2018
al 31 marzo 2018
 

31 marzo 2018, ore 21.00

 

Biglietti

Acquistabile solo al Botteghino.