Sala Grande

La Corona contro Oscar Wilde

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da “Imputato Oscar Wilde” di Paolo Orlandelli e Paolo Iorio
adattamento e regia Antonio Lo Presti
aiuto regia Giulia De Luca
pianista Marcello Conti

con Daniele Gonciaruk, Giovanni Moschella, Maurizio Marchetti, Davide Colnaghi, Vincenzo Palmeri, Carmelo Crisafulli, Gabriele Casablanca, Damiano Venuto, Rosaria Salvatico, Moreno Pio Mondì, Giuseppe Capodicasa, Enza Ciacchella

decoratrice Giulia Moschella
costumi Sartoria del Teatro di Messina
proiezioni Natale Crisarà
luci e audio Giovanni Privitera


Giunto all’apice del successo (scrivendo “commedie triviali per persone serie”, che gli procurarono ingenti guadagni e la fama internazionale) Wilde sfidò la sorte citando a giudizio il marchese di Queensberry, padre del suo giovane amante, il quale, adirato per gli insistenti pettegolezzi su suo figlio e su Oscar Wilde e dopo aver chiesto inutilmente di interrompere la loro amicizia, nel febbraio del l895 lascia presso il circolo di Wilde un biglietto diffamatorio: “A Oscar Wilde, che posa a sodomita”. In quel biglietto, Bosie (nomignolo di Lord Alfred) intravide la possibilità di attaccare frontalmente suo padre.

I rapporti tra il marchese e suo figlio Lord Alfred Douglas, erano funestati da violenti rancori. Il marchese scarlatto (detto così perché facilmente portato all’iracondia) aveva cacciato sua moglie dopo averla vessata per anni, accusandola di avergli partorito figli indegni: il suo primogenito si era suicidato per una presunta relazione con il ministro degli Esteri e Lord Alfred, frequentava assiduamente il poeta dandy più chiacchierato della City, di sedici anni più grande di lui.

Incitato da Bosie, Wilde, contro l’avviso di tutti i suoi amici, querela il marchese, che viene arrestato e rinviato a giudizio. Prima che i testimoni della difesa vengano chiamati a deporre, l’avvocato di Wilde ritira la denuncia, ma è troppo tardi. Sulla base della memoria difensiva di Queensberry, che ha raccolto prove schiaccianti contro il suo avversario, Wilde viene arrestato con l’accusa di sodomia e oltraggio al pudore, viene rinviato a giudizio e rimane confinato presso il carcere di Holloway sino al termine del processo. Intanto le rappresentazioni delle sue commedie vengono sospese e i suoi libri ritirati dal commercio.

 Sir Edward Clarke (avvocato che aveva patrocinato Wilde nel corso del “Processo Queensberry”) si offre di difenderlo gratuitamente. 

Wilde venne condannato a due anni di lavori forzati. I suoi figli cambiarono cognome e andarono a vivere all’estero. La moglie morì poco tempo dopo. 

La condanna fu sin dal primo giorno la fine di tutto quello che Wilde aveva rappresentato: fu lasciato in catene e con la veste da carcerato alla mercè dei passanti sempre più numerosi. Durante la detenzione (non gli fu data la possibilità di scrivere se non dal secondo anno e con un solo foglio per volta che gli veniva ritirato ogni sera) una caduta gli procurò una complicazione che, tre anni dopo la scarcerazione, tra gli stenti (vivendo egli con una piccola pensione lascito della moglie), lo portò alla morte all’età di soli quarantasei anni in terra straniera (Wilde è sepolto in un cimitero francese). 

Come è dimostrato dal comportamento di Wilde all’epoca dei processi (egli non volle che sir Alfred fosse coinvolto in alcun modo e lo obbligò ad andare in Francia durante il loro svolgimento) la relazione tra Oscar e Bosie fu un’impetuosa storia d’amore, una passione che entrambi pagarono a caro prezzo: Wilde con il disonore, la prigionia e la morte; Douglas con la taccia di essere stato la causa della rovina di Wilde, e con l’oblio.

Se Wilde non fosse andato in prigione non avremmo mai potuto leggere il De Profundis, la lettera dedicata a Lord Alfred Douglas in cui ripercorre le tappe della loro “malaugurata e deprecabile amicizia”. La lettera provocò il ripudio postumo di Wilde da parte di Alfred, sebbene i due si fossero riconciliati pochi mesi dopo la scarcerazione e avessero continuato a frequentarsi fino alla morte dello scrittore. 

Non avremmo avuto La Ballata del Carcere di Reading, capolavoro che racconta la storia di un soldato che viene impiccato per aver ucciso la donna che amava: l’esecuzione avvenne nel periodo in cui Wilde vi era rinchiuso ed egli ne rimase molto scosso. 

Se ripensiamo ai saggi, alle commedie, ai romanzi e alle favole (i suoi bambini attendevano con ansia che rincasasse affinché gliele raccontasse prima di andare a dormire) che aveva già scritto fino all’età di quarantuno anni quando il processo ebbe inizio, non possiamo fare a meno di pensare cosa il suo genio avrebbe ancora potuto donare alla letteratura in particolare e all’umanità in generale.  

Dopo la Ballata Wilde non riuscì a scrivere altro. Diceva: ‘Tutte le volte che mi seggo davanti a un foglio, ripenso al mio glorioso passato e ammutolisco’.

Dalle parole precedenti, in parte mie e in parte riprese dalle tante letture che hanno preceduto la stesura del testo finale, traspare senza dubbio la mia preferenza per un epilogo diverso da ciò che è accaduto. 

Malgrado questo credo di essere riuscito a dare il giusto equilibrio sia all’accusa come alla difesa. 

Il mio fine, se vogliamo dire così, è che gli spettatori, a distanza di quasi centotrent’anni, possano assistere al processo come se esso fosse in atto ai nostri giorni e possano quindi dare un loro giudizio. 

Non pretendo naturalmente un intervento plebiscitario, cosa assolutamente improponibile. Semplicemente chiederemo a sette spettatori di sedere in apposite poltroncine allogate a ridosso del proscenio in rappresentanza di tutti gli altri presenti.

Ad ogni rappresentazione ovviamente questi “rappresentanti del pubblico” cambieranno e alla fine emetteranno il verdetto così come farebbe una qualsiasi giuria.  

venerdì 11 dicembre, ore 21
sabato 12 dicembre, ore 21
domenica 13 dicembre, ore 17:30
lunedì 14 dicembre, ore 21
martedì 15 dicembre, ore 21

Orario spettacoli e turni abbonati

Data - 02-10-2026

Orario -

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Date spettacolo

11-12-2026 to
15-12-2026
 

Tipologie di evento

 

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